Terremoto …

Non so se in questi giorni avrò modo e voglia di scrivere tanto di giochi … purtroppo quel che sta succedendo nella mia Modena, nella bassa (dove è nata è cresciuta mia moglie e dove ancora vivono mio suocero e la nonna Agnese) è davvero impressionante. La terra non sta ferma e la cosa che più mette angoscia, oltre alle immagini delle vite, delle case, delle fabbriche distrutte è il non sapere cosa ti attende, cosa ci attende.

Non c’è un qualcosa di brutto da superare, da lasciarsi dietro per ricostruire: non possiamo dire “è stata dura ma ce l’abbiamo fatta”. C’è qualcosa che ancora è lì, fuori, grande, troppo grande, che si muove e sconquassa tutto. La gente ha paura perché nessuno sa dire di preciso se ci sarà un’altra scossa e dove, quando, quanto grande. E Modena nel complesso è stata colpita marginalmente. Penso a mio suocero, e ai tanti anziani come lui, che nonostante tutto non vogliono lasciare il loro paese, le loro case. Penso alle persone in ospedale, ai bambini piccoli.

Dicono che sia un terremoto anomalo: guardando la piantina delle faglie sotto la pianura sembra il fronte frastagliato di una guerra dove non sai da che lato, quando e con che forza il nemico attaccherà ed in ogni caso non hai nulla per affrontarlo. Io non ci capisco nulla ma sembra che in pochi davvero capiscano qualcosa. Il bollettino dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia segnala scosse quasi ogni 10 minuti … una quà, una là, disseminate per la bassa. Ogni tanto qualcuna più grossa che sentiamo anche qua in città. Chissà che paura nei campi e nelle tendopoli allestite dove ad ogni scossa di assiste al crollo di qualche pezzo di casa o capannone.

Sembra un brutto gioco dove domina la fortuna: non sai cosa devi fare, non sai cosa succede però devi continuare la partita. Non puoi mettere via la scatola e fare qualcos’altro. E bisogna poi anche pensare ai bambini: stasera organizziamo una serata giochi (tanto domani le scuole e l’università sono chiuse) sperando di non dovere correre fuori. Fortunati a poter ancora correre fuori mentre in tanti la cosa non l’hanno più o comunque non ci possono entrare, per non parlare di chi non c’è più.

Immagini, sensazioni, paure che devi ricacciare dentro e far sembrare che tutto sia normale, sotto controllo, per non gettare nell’angoscia i bambini e gli altri mentre qualcosa gira e si muove sotto la nostra pianura …

Il Ludologo

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