Cosa vuol dire esperto di giochi ?

Oggi voglio dedicare la rubrica di giochi e di vita ad una riflessione aperta sulla figura dell’esperto di giochi: spero che leggendo questo articolo qualcuno sia stimolato a riflettere, rispondere, dare vita ad una discussione.

In queste settimane mi sono presentato su questo mio spazio come un esperto di giochi … ma cosa vuole dire ? Con che coraggio mi sono autonominato Ludologo ? A cosa serve un esperto di giochi ?

Sono tutte domande lecite e spesso, seguendo i forum di discussione su siti di giocatori, emerge da parte di molti quasi un fastidio nei confronti di quelli che si dichiarano esperti di giochi: chi si credono di essere costoro per pontificare su quale gioco è bello e quale gioco è brutto ? Per dare consigli ? Con che coraggio possono votare il miglior gioco dell’anno ?

Credo che riconoscere l’esistenza e la legittimità di figure come esperti, critici, giornalisti in un campo come quello dei giochi di società (io preferisco chiamarli giochi da tavolo) sia un primo passo per valorizzare il settore: negli altri campi dell’arte e del sapere (cinema, musica, letteratura, pittura) tranne in pochi casi le figure dell’esperto e dell’autore sono ben distinte ed ognuna ha le sue importanti funzioni. Nel mondo del gioco da tavolo, forse a causa della sua “giovane età”, purtroppo ci sono ancora troppi autori che fanno anche i giornalisti o i critici e troppi esperti (ed inesperti) che vogliono fare gli autori: c’è poca distinzione di ruoli e alla fine non credo questo sia un bene. C’è poco riconoscimento delle professionalità dell’autore e del critico/giornalista ludico. Tutti si sentono un po’ esperti e, ancor peggio, tutti si sentono autori: chi non ha un suo gioco nel cassetto ? I giocatori appassionati poi maturano spesso più competenze sul campo rispetto a coloro che parlano di giochi su riviste, giornali, radio con conseguente perdita di credibilità.

Ma allora esistono gli esperti ?

Pensiamo al lavoro di un critico cinematografico: deve guardare tanti film, leggere articoli, libri, recensioni per poter poi esprimere pareri e recensire a sua volta. Stessa cosa deve fare un critico/giornalista ludico. Quanti giochi devi conoscere ? Quanti ne devi giocare ? .. mai abbastanza …

Se gran parte della giornata trascorre in attività creative (inventare giochi, bilanciarli…) o in altre attività diverse, quanto tempo può un autore dedicare ad ampliare il suo sapere ludico ?

Quanti giochi si devono conoscere/giocare per poter esprimere un parere fondato, serio, critico ?

Giocare e conoscere tutti i giochi credo non sia plausibile (come non lo è per il cinema o per la letteratura), ma leggere quotidianamente regolamenti di giochi, articoli, recensioni, libri che parlano di giochi è senz’altro un buon inizio. I giochi poi, accipicchia, vanno anche giocati e provati per vedere se funzionano, se piacciono: specialmente quelli che si rivolgono ai bambini. Serve anche tempo per giocare e far giocare, per spiegare regolamenti, per provare …

Può esistere allora un esperto ? Può esistere la professione dell’esperto di giochi ? A chi e a cosa serve ?

4 Responses to Cosa vuol dire esperto di giochi ?

  1. Daniele says:

    La riflessione presenta uno spunto interessante ma non ha una conclusione.

    Dopo averla letta mi sono detto “e quindi?”. Quale è la soluzione che daresti a questa situazione?

    • admin says:

      In efetti ciò chge dici è vero … mi sono un po’ incatato.

      La considerazioni finale è forse che il mercato del gioco è ancora troppo immaturo per sostenere autori che fanno solo gli autori e critici/giornalisti che fanno solo i critici/giornalisti.

      Spesso nell’immaginario comune (ma purtroppo, non sempre è vero) l’esperto di giochi coincide con l’autore di grido che però, per fare bene il suo lavoro di autore, esperto non può esserlo poi più di tanto. D’altro canto se un esperto nonha pubblicato qualcosa raramente viene considerato tale dai media tradizionali che preferiscono rivolgersi ad autori affermati.

      Un bel dilemma
      Buon gioco
      Il Ludologo

  2. Marco says:

    Ecco, Andrea, ribadisci in commento proprio il punto con cui concordo meno, posto che – come ho scritto su FB, sono d’accordo su quasi tutto.

    Secondo me però l’autore *deve* essere “esperto” (leggi: giocare tanto), perché é impensabile inventare giochi senza avere elementi con cui paragonare il proprio lavoro. Purtroppo spesso si vedono aspiranti autori che non sanno neanche cos’è un gioco di worker placement o cosa vuol dire di preciso “meccanica”, il che è un po’ avvilente, sarebbe come voler girare un film senza sapere cos’è di preciso un’inquadratura.

    Poi sono d’accordo che uno rischia di passare per “saccente” quando si va sul “tecnico”, però è anche vero che l’ignoranza in campo ludico quando si vuole inventare qualcosa è poco proficua. Quando mi sono avvicinato all’altro lato del gioco, l’invenzione, ero del tutto impreparato sia dal punto di vista “tecnico” che da quello “culturale”: avevo giocato troppo poco a giochi “nuovi”, ero ancora ancorato al mio bagaglio anni ’80, e così via.
    E ovviamente la mia strada è appena iniziata ed è ancora lunghissima e tortuosa, anche se ovviamente sono contento per i piccoli e timidi passi fatti :)

    Tutto questo comunque per dire che come un compositore ascolta musica, come un regista guarda film e uno scrittore legge libri, un autore deve trovare il tempo di giocare, o la sua creatività si inaridisce. Morricone dedica alcune ore della sua giornata all’ascolto di opere altrui, come prassi. Tarantino divora decine di film ogni anno. Se l’autore vuole che, prima o poi, la sua attività diventi sempre meno un hobby e sempre più un lavoro, deve approcciarsi ad essa come tale… ma questo credo valga per tutte le cose del mondo.

    Infine, ovviamente, Buon Natale a te e a tutta la tua famiglia.

    Iz

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