Gioco dell’Anno 2018: ecco le nomination

Come tutti gli anni, in questa stagione, escono le nomination di alcuni importanti premi che riguardano il mondo del gioco da tavolo. Due in particolare mi coinvolgono quasi direttamente: l’International Gamers Award, della cui giuria sono membro, e il Gioco dell’Anno, della cui giuria fa parte Caterina.

Grazie alla presenza di Caterina in giuria ho l’opportunità di provare tutti i giochi iscritti (qua la lista completa) e posso quindi, a ragion veduta, dire se sono d’accordo o meno con quanto espresso dalla giuria di esperti, fatta da colleghi ed amici a mio parere davvero competenti.

 

 

 

Partiamo dai 5 giochi che hanno ottenuto la nomination e dalle parole utilizzate dalla giuria per motivare la scelta:

Azul: immagine presa dal sito Project Nerd

Azul (Ghenos Games – Michael Kiesling): da 2 a 4 abili ceramisti si sfidano a colpi di piastrelle per realizzare la miglior parete del Palazzo Reale di Evora. Un gioco semplice da spiegare, ma caratterizzato da un gameplay profondo e sfidante, realizzato con materiali di qualità, solidi e ben lavorati. Il gioco è stato realizzato da Michael Kiesling, edito da Next Move e distribuito da Ghenos Games.

Indubbiamente uno dei titoli più sorprendenti e divertenti del passato anno ludico. Il tocco di Kiesling, ovvero la sua capacità di inventare regolamenti semplici ma profondi, efficaci e coinvolgenti, si fa sentire pesantemente. Il gioco è di una sconvolgente immediatezza (l’ho proposto questa estate in un percorso ludico nelle scuole primarie e già i bambini di 4-5 elementare lo hanno capito e giocato con naturalezza) ma allo stesso tempo richiede una buona dose di strategia e la capacità di sapere compiere delle scelte efficaci tenendo conto della situazione sul tavolo e delle azioni degli altri giocatori.

L’interattività non è diretta ma è comunque molto alta, nel senso che le mie scelte influenzano spesso in maniera importante le possibilità degli altri giocatori e per vincere molte volte occorre bilanciare in maniera adeguata quel che è un mio vantaggio con quello che potrebbe essere un vantaggio per gli avversari.

Altro pregio innegabile di questo titolo è la sua scalarità: il gioco gira bene e funziona bene in 2,3 e 4 giocatori. La partita a due è senz’altro più “scacchistica”, mentre con 3 e 4 giocatori il controllo è leggermente minore.

Un titolo destinato a durare ed un gioco che mi sento di suggerire a tutte le famiglie, impreziosito anche da materiali e grafiche secondo me di altissimo livello.

 

 

Flamme Rouge (PlayaGame – Asger Harding Granerud): avvincente simulatore di gare ciclistiche per 2-4 team manager. Un sistema semplice, eppure coinvolgente, consente di replicare le grandi classiche

 

del mondo delle due ruote, grazie all‘impiego di un solido sistema di carte e di ottimi materiali, funzionali e appariscenti. Di Asger Harding Granerud, edito da lautapelit.fi, distribuito da PlayaGame Edizioni.

 

 

PlayaGame non è certo una delle più grandi case editrici Italiane ma ha localizzato un titolo di indubbio interesse. Dopo il successo, anni fa, di Leader One, non si vedeva da un pezzo un buon gioco sulle corse ciclistiche. In realtà Flamme Rouge, pur essendo un gioco “sportivo”, ha tutti gli elementi tipici del “gioco alla tedesca”, ovvero bilanciamento, situazione iniziale uguale per tutti e pochi elementi casuali. Ogni giocatore controlla due ciclisti, un “passista” e un “velocista”, ognuno dotato di un proprio mazzo di carte. Nel turno di gioco si pescano 3 carte da ogni mazzo e si deve scegliere quale giocare; ogni carta indica di quanti spazi (da 2 a 9) si muoverà il ciclista. Una volta giocata una carta è eliminata dal gioco. Ogni giocatore di fatto ha quindi a disposizione le stesse possibilità di tutti gli altri.

Quello che fa la differenza è quando giocare una carta perché il meccanismo di gioco penalizza chi sta davanti ad un gruppo,  “appesantendo” il suo mazzo si gioco con carte di valore 2, e favorisce chi sta dietro, consentendo a volte di muoversi di caselle extra sfruttando la scia. Ultimo fattore importante il fatto che in ogni casella può stare un solo ciclista e quindi a volte può accadere di perdere dei movimenti a causa della presenza di altri ciclisti.

Gioco strategico e tattico al tempo stesso, divertente ed avvincente, della durata giusta ed adeguata per un titolo che senz’altro si rivolge ad un pubblico di famiglie ma con un occhio attento anche ai giocatori appassionati.

Ogni gara si svolge su un percorso diverso, che riproduce quello di alcune grande classiche del ciclismo. La presenza di salite e discese inserisce elementi strategici particolari.

Anche questa secondo me un’ottima scelta da parte della giuria anche se l’argomento trattato può entusiasmare alcuni e allontanare altri.

 

Kanagawa: foto di Luca Bonora

Kanagawa (Man Calamaro – Bruno Cathala e Charles Chevalier): elegante gioco zen sulla pittura giapponese del diciottesimo secolo, in cui 2-4 discepoli del grande maestro Katsushika Hokusai (sua la celebre xilografia della Grande Onda di Kanagawa cui il gioco è idealmente ispirato) fanno a gara per dimostrare di essere il migliore allievo. Di Bruno Cathala e Charles Chevalier, edito da iello, distribuito da Man Calamaro.

Da sempre estimatore dei giochi del francese Bruno Cathala (come me nel suo passato giocatore di rugby e chimico) anche questa volta sono rimasto compiaciuto per questo gioco, elegante, semplice, ma allo stesso tempo assolutamente non banale. A completamento dell’opera una grafica pulita, bellissime illustrazioni e materiali di eccellenza il tutto impacchettato in una elegante scatola di piccole dimensioni.

Scopo del gioco è comporre un dipinto affiancando man mano delle immagini (carte) scelte dal centro del tavolo. La sequenza delle carte, che possono contenere elementi di paesaggio e disegni, determinerà il punteggio finale. Quale carta scegliere diventa così, ogni volta, una scelta strategica importante anche perché gli altri giocatori hanno accesso alle stesse carte e quindi spesso occorre cercare in qualche modo di non lasciare agli avversari combinazioni troppo potenti.

Alcune carte conferiscono anche abilità ai giocatori che le includono nel loro dipinto, di fatto migliorando le possibilità di scelta ed azione nei turni successivi.

Durata e complessità sono adeguate per un gioco che chiaramente si rivolge ad un pubblico vasto e di famiglie ma, ancora una volta, con uno sguardo attento anche ai giocatori.

Altra scelta che mi sento di condividere al pieno con la giuria.

 

Dragon Castle - immagine presa da www.goblins.net

Dragon Castle (Ghenos Games – Hjalmar Hac, Luca Ricci, Lorenzo da Silva): liberamente ispirato al celebre solitario cinese Mahjong, ne riprende le celebri tessere variopinte per realizzare un gioco di piazzamento per 2-4 costruttori, impegnati a realizzare il miglior “castello” possibile tra draghi, stagioni e altre icone della cultura orientale. Di Lorenzo Silva, Hjalmar Hach e Luca Ricci, edito da Horrible Games, distribuito da Ghenos Games.

E’ indubbio che la creatività di Horrible Games e del suo fondatore Lorenzo da Silva siano un’eccellenza italiana che si sta affermando in tutto il mondo. Negli ultimi anni la casa di design milanese ha saputo sfornare titoli davvero di eccellenza (ricordiamo ad esempio Pozioni Esplosive, vincitore dell’edizione 2017 del gioco dell’anno).

Dragon Castle sfrutta la bellezza ed il potere evocativo dei pezzi del Mah Jong, e della sua versione “solitario” diffusa su PC e dispositivi mobili, per dare vita ad un gioco di strategia per 2 o più persone davvero avvincente e divertente. Senza essere eccessivamente macchinoso e complesso Dragon Castle offre un range di strategie davvero impressionante e il gioco scorre con sorprendente facilità e fluidità.

Nel proprio turno di gioco ogni giocatore sceglie 1-2 pedine dal tavolo, seguendo alcune importanti restrizioni, e le dispone sulla propria plancia di gioco. Quali pedine e come vengono disposte determinano il punteggio del giocatore. Le pedine che hanno dato punteggio vengono girate a faccia in giù e, nei turni successivi, il giocatore potrà posizionarvi sopra altre pedine.

Alcune mosse permettono di piazzare dei tetti sulla propria plancia di gioco che daranno punti a fine partita. Quali pedine prendere, come piazzarle sulla mappa, come e quando fare punti sono importanti scelte tattiche che di turno in turno ogni giocatore deve fare con uno sguardo attento anche allo sviluppo spaziale della sua plancia e alla strategia generale.

Le diverse possibilità di disposizione iniziale delle pedine, le carte di gioco che possono variare le condizioni di punteggio o qualche piccola regola di gioco, rendono Dragon Castle un gioco mai uguale a se stesso, vario e divertente.

Scelta azzeccatissima per un candidato al gioco dell’anno: un gioco che sicuramente potrà diventare un classico in molte famiglie grazie anche al fatto che funziona molto bene in 2,3 e 4 giocatori

 

When I Dream (Asmodee – Chris Darsaklis): party game di spiccato gusto onirico per 4-10 sognatori alla prese con Fate, Babau, Sandman. Cuore del sistema le splendide carte illustrate da alcuni dei migliori disegnatori contemporanei. Di Chris Darsaklis, edito da Repos Production, distribuito da Asmodee Italia.

Dei giochi selezionati dalla giuria quello che senz’altro esce più di tutti dagli schemi. Appartenente alla classe dei Party Game When I Dream è un gioco molto particolare i cui un giocatore, bendato, vive un sogno di fatto raccontato dagli altri giocatori. Alcuni di loro cercheranno di raccontarlo con onestà, altri invece di ingannare il sognatore.

Verranno così ripercorse e viste (dai giocatori non bendanti) una serie di carte che andranno a costituire il sogno. Per ogni carta ogni giocatore, a turno, dovrà fornire al sognatore un indizio: questo prosegue fintanto che il sognatore non si sente pronto e, in un unico tentativo, cercherà di indovinare la carta. Il problema è che non tutti gli altri giocatori forniranno indizi corretti; le fate senz’altro, ma i Babau, ad esempio, otterranno punti se il sognatore sbaglia.

Un gioco difficile da spiegare a parole ma davvero divertente e coinvolgente da giocare, sia nel ruolo del sognatore che negli altri ruoli.

Idea davvero originale e gioco molto coinvolgente che quest’anno ha riscosso un grande successo con i ragazzi con cui l’ho provato. Una scelta da parte della giuria particolare ma che mi sento di appoggiare anche se nutro qualche dubbio sulla longevità: certo è che se Dixit è a tutti gli effetti un grande classico anche When I Dream può davvero trovare un posto d’onore nelle case di molte famiglie.

 

Spero questa carrellata sui giochi nominati dalla giuria possa essere stata per voi utile ed interessante: nelle prossime settimane mi soffermerò a raccontarvi qualcosa anche su alcuni titoli secondo me molto interessanti e non inclusi in questa lista di giochi nominati.

Buon gioco a tutti

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