I giochi come strumento educativo: l’esperienza al Deledda di Modena

Per il secondo anno sono stato invitato a tenere delle lezioni presso l’Istituto professionale statale socio-commerciale-artigianale Cattaneo-Deledda. Lo scopo di questo percorso formativo è quello di far vedere alle ragazze (e ai ragazzi) dell’indirizzo socio-sanitario che esiste lo strumento “gioco da tavolo” e che potenzialità può avere nella loro vita professionale.

Le mie lezioni alternano momenti di teoria a momenti di gioco: credo infatti che una delle maniere più efficaci per far capire le potenzialità dei giochi sia quella di farne giocare tanti.
E’ bello sapere che ci sarà una generazione di diplomate/i che sa cosa sia un party-game, che ha sentito parlare dello Spiel des Jahres, che nella vita ha letto almeno 4-5 regolamenti diversi di giochi ed ha giocato non meno di 10-15 titoli al di fuori del solito Monopoly, Cluedo, Risiko o Trivial Pursuit.

Ad alcune/i i giochi piacciono, altre scoprono che il gioco non è (e non sarà) mai uno strumento che fa per loro: anche questo è formazione.

Scopro a volte, con grande tristezza, che molte di queste ragazze hanno smesso di giocare quando avevano 8-10 anni e allora la lezione diventa anche un momento per loro per riscoprire il piacere di giocare, senza vergogna, senza considerarla una cosa da bambini.

Ricordo l’anno scorso una ragazza che alla prima lezione, senza neanche conoscermi, mi ha guardato e mi ha detto “a me non piace giocare”. La seconda lezione è stata la prima ad entrare e mi ha chiesto “oggi cosa giochiamo ?”. Questa cosa da sola mi ha ripagato della fatica. Nessuno, purtroppo, le aveva mai fatto conoscere davvero il piacere dei giochi e del giocare.

Sarebbe davvero bello che un percorso formativo di questo tipo non dovesse reggersi sull’intelligenza e lungimiranza di alcune insegnanti, che ne capiscono le potenzialità, o su finanziamenti ogni anno da verificare: sarebbe bello che il gioco fosse inserito in maniera stabile almeno in quei percorsi formativi che andranno a creare gli educatori, gli animatori, gli insegnanti e i professori di domani.

Oggi, purtroppo, può ancora succedere che un maestro/a arrivi in cattedra senza mai avere incontrato, nel suo percorso di formazione, il gioco da tavolo (o il gioco di ruolo); senza mai avere dovuto leggere un regolamento, provare un gioco, assaporarne e capirne le potenzialità.

E allora mi dico che c’è ancora tanto da fare, da rimboccarsi le maniche, scrivere progetti, fare rete, cercare di fare conoscere e capire.
Buon gioco a tutti

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