Di inventori di giochi e di cultura ludica

C’è chi chi dice “nella vita prima o poi scriverò un libro”, chi invece pensa di aprire un ristorante o un bed & breakfast e chi invece ha, nel cassetto dei suoi sogni, ha un gioco. Da piccolo passavo gran parte del mio tempo a squadrettare fogli di carta (avevo anche imparato a fare gli esagoni con righello e matita!) e creare giochi: il gioco dei puffi, il gioco di goldrake, … Erano tutti, bene o male, dei “roll and move”, ovvero giochi la cui meccanica principale si riduceva a lanciare un dado, spostare la propria pedina su un percorso e, in base alla casella raggiunta, attivare qualche effetto! Ci giocavo da solo o con gli amici sognando un giorno di vedere la mia creazione in un negozio.
Negli anni ho incontrato e conosciuto migliaia di giochi da tavolo e alla fine ho smesso di squadrettare fogli e riposto le mie idee in un cassetto che ogni tanto, timidamente, apro, aggiungendo qualche appunto, qualche foglietto, qualche speranza. Al momento però il gusto di giocare con le opere della fantasia degli altri autori, grandi e piccoli, mi appaga a sufficienza.

Purtroppo la maggior parte degli aspiranti autori non ha avuto la fortuna di provare altri giochi al di fuori dei grandi classici come Monopoly, Risiko, Scarabeo, Cluedo, Scacchi, Gioco dell’Oca e Trivial Pursuit. Peccato! Assisto quindi, quasi quotidianamente, ad autori che con lodevole entusiasmo cercano di lanciare prodotti mediocri, superati, banali, spesso seguendo la strada dell’autoproduzione. Peggio ancora quando uno di loro riesce a trovare il supporto di una ditta, di una istituzione o di uno sponsor “ignorante” (ludicamente parlando) e allora la mediocrità e la banalità vengono sparate nelle prime pagine di un giornale o di un sito web importante col risultato di offuscare giochi ben più intelligenti e rafforzare l’idea, nel grande pubblico, che non si possa svoltare a sinistra dopo parco della vittoria o che ci si possa spostare sulla mappa solo lanciando un dado a sei facce!

Per fortuna esistono altre strade: una di queste è quella tracciata da Studiogiochi con l’istituzione del Premio Archimede, il più grande concorso per aspiranti autori in Italia (e forse in europa).

Studiogiochi è lo studio di design Italiano più accreditato fondato da Dario de Toffoli, Leo Colovini ed Alex Randolph. Proprio al grande autore Alex Randolph, uno degli autori di giochi da tavolo più importanti e famosi, è dedicato il premio Archimede.

La grande professionalità del team di Studiogiochi e la presenza nella giuria finale di membri di alcune delle più importanti case editrici tedesche (Ravensburger, Zoch, Hans Im Gluck, Amigo, Asmodee, Platnik e Phalanx) fanno del premio Archimede un trampolino di lancio davvero importante per gli autori i cui giochi entrano nella selezione finale e un’occasione imperdibile per gli aspiranti autori.

Dei 144 giochi iscritti al Premio Archimede 2014, provenienti prevalentemente dall’Italia, ma anche da Algeria, Belgio, Francia, Germania, Giappone, Paesi Bassi e Serbia, solo 60 prototipi hanno ottenuto l’accesso alla fase finale e di questi solo 15 accederanno alla finalissima prevista a Venezia il 4 ottobre.

Ecco la lista completa dei 60 finalisti.

Un consiglio quindi ? Giocate e provate tanti giochi e se avete una bella idea fatela vedere/valutare a degli esperti.

Buon gioco
I Ludologo

One Response to Di inventori di giochi e di cultura ludica

  1. Fabio Lanata says:

    Io le mie idee (Lego Games) le ho inviate ad un amico ludologo… ma non mi ha mai risposto, neanche per dirmi con sincera amicizia: “fanno cagare, lascia perdere!” :)

    Ciao,
    Fabio

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