L’importanza delle scelte

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Da giocatore appassionato ed esperto di giochi, pensando a quante cose il gioco (e il giocare) può insegnare a bambini ed adulti rimango sempre sorpreso quando scopro che nella nostra società (e per la maggioranza delle persone) “il gioco” è spesso sinonimo di “lotteria” o “azzardo”. E allora ecco che si sente dire che “Il gioco fa male” o l’invito a “giocare con moderazione” o altre cose del genere.

Sono però ancora più sorpreso, e deluso, quando scopro che scuole, enti, istituzioni o aziende “illuminate” che decidono di utilizzare il gioco come veicolo di promozione di contenuti alla fine spesso realizzano prodotti che altro non sono che la rivisitazione del gioco dell’oca: quasi a far credere che l’unico valore del gioco siano i contenuti che veicola e non il gioco ed il giocare in se. Penso ad esempio a “Un avventura con Tango” di Greenpeace, per mostrare un caso emblematico.

Si può davvero chiamare giocare lanciare un dado, muoversi su un percorso obbligato, terminare su una casella e vedere/leggere cosa succede ? Che ruolo ha il giocatore ? Che differenza c’è tra questo “giocare” e guardare la televisione ? Posso capire per un bambino di 4-5 anni a cui occorre insegnare la matematica di base, il rispetto delle regole e del turno (e anche per quell’età si può offrire davvero di meglio alle giovani menti): ma già per un bambino di 6 anni invitarlo a “giocare” a qualcosa dove non esiste nessuna possibilità di scelta è offensivo della sua intelligenza.

Secondo voi è davvero grande il passo dal gioco dell’oca alle slot machine ? Secondo me è minimo: non scelgo, ma guardo gli effetti della mia fortuna, sia nell’uno che nell’altro: in entrambi sono spettatore passivo e l’esito della mia partita è determinato solo dal caso. Nel primo la mia “dea bendata” è un dado, nel secondo una leva.

Ovvio che ci sono giochi in cui la casualità può entrare a diversi livelli ma, a mio parere, perché un gioco sia tale deve esistere una qualche forma di scelta da parte del giocatore, sia essa espressione di una strategia (nel migliore dei casi) o semplicemente una valutazione del livello di rischio da correre.

Il gioco quindi non può e non deve essere solo veicolo di contenuti ma il suo valore, anche a livello didattico, risiede nella possibilità di sviluppare le capacità tattiche e strategiche: incentivare la capacità di compiere scelte in funzione di situazioni e di un obbiettivi.

E allora, in maniera provocatoria, chiedo di abolire il gioco dell’oca e i suoi surrogati da tutte le scuole se non nella primissima infanzia. Rivendichiamo il diritto dei bambini (e degli adulti) ad un gioco intelligente in cui si possono compiere delle scelte consapevoli!

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